Storia della Coppa del Mare. Questa sera la corsa tra mare, stelle e il cuore di Livorno


Di PAOLO ALLEGRI - La Coppa del Mare è la corsa Regina dell'Ardenza. Una notte incantata quella dell'imperdibile handicap labronico che nel suo Albo d'Oro rimanda nomi importanti, giubbe pregiate e fantini che hanno scritto la storia del galoppo italiano. L'Albo d'Oro è aperto da Barcarola, che per i colori della scuderia Vincigliana, montata dal fantino Grilli, vinse la prima edizione nel 1938. Dicevamo di scuderie di assoluto prestigio che hanno alzato al cielo di Livorno un trofeo importante come quello della Coppa del Mare. La Razza del Soldo dominò gli anni Quaranta dello spettacolare '2250' ardenzino. Tre le affermazioni: Sterna nel 1941, Viminale nel '42 e Gong nel 1947.
Due i fantini ad aver portato al proscenio nella notte più bella di Livorno la casacca della Razza del Soldo: Paolo Caprioli, nelle prime due occasioni, Carlo Pandolfi, nel successo che chiudeva il triplo. Gli anni Cinquanta sintetizzati da un nome, Alam, vincitore nel 1957 per la Razza La Novella, un'altra formazione di grande noblesse. Dopo di lui si scollina verso i meravigliosi anni Sessanta, e qui c'è una sola giubba che per tre anni consecutivi ha accesso al Winner Circle del "Caprilli". I colori sono quelli dell'appassionato e competente avvocato Paolo Mezzanotte, ippico a tutto tondo, non solo proprietario ma dirigente di illuminante visione. La serie è aperta da Gershwin nel 1958, proseguita l'anno dopo da Gary e chiusa da Toulousienne nel 1960.
Il big event dell'Ardenza è anche una vetrina per astri emergenti tra i jockey nazionali. Un giovane Vittorio Panici trionfa nel 1962 in sella ad Antignano, portacolori della Razza Ticino. Sette anni dopo ecco Ciacolon svettare sotto le luci labroniche. La giubba è quella densa di fascino della scuderia Mantova, in sella c'è un Niccolino Mulas che diventerà l'idolo (a ragione) di coloro che amano scommettere sui pesini. La Coppa diventa un luna park di grandi fantini.
Li lancia, li consacra, i Fantini la Coppa del Mare. Sergio Fancera, un grandissimo del nostro turf, dà lezione di come si monta una grande corsa portando al trionfo Visso, per i colori della scuderia Aterno, altro nome meraviglioso, fondamentale per la crescita del galoppo italiano. C'è anche la Toscana nel clou di Lvorno e c’è in una meravigliosa sintesi pisano-livornese, con i colori pisani della Razza Vallelunga e la monta di Ovidio Pessi, il bimbo delle sorgenti, ad incorniciare il doppio di Hipcress, un cavallo che aveva figurato anche nelle classiche sulle piste metropolitane.
È il biennio 1975-1976, un dominio di un purosangue, di una giubba e di un fantino prima di due edizioni affollate, incerte e spettacolari. Nel 1978 arrivo a grappolo e Jimmy's Folly, con un puntuale Sandrino Atzori, a far illuminare il raso del rosa-viola di "Lady M". Dan Lussac, con i colori pisani della scuderia Rio Grande, è battuto di un niente ma si rifarà dodici mesi dopo con una interpretazione energica di Pino Scardino.
Gli anni Ottanta regalano il bagliore della più spettacolare rimonta vista nella storia della "Coppa". Alan Ford, montato da Vincenzo Di Maggio, entra ultimo in dirittura e vola il gruppo al largo. È l'estate del 1983. Quel purosangue con nome da fumetto diventerà uno splendido stayer, vincitore della Coppa d'Oro a San Siro e bisserà all'Ardenza l'estate dopo.
Le storie della corsa regina dell'impianto labronico non sono mai banali. Suggestioni in serie come a metà degli anni Novanta: Danse a Midi vince la Tris al giovedì e il suo trainer Mugnai il giorno dopo lo dichiara partente nella Coppa. Sarà trionfo e anche Danse a Midi confermerà il successo un anno dopo. Ettore Pistoletti è un altro trainer che ha scritto la storia del ricco Handicap labronico. Sella la grigia Hartburn Sarah, che in un finale palpitante prende la meglio su Orano, che aveva movimentato la competizione. L'allenatore con i baffi sella i cavalli di Pier Vittorio Zaini e con Al Yabir e Done Deal firma altri due capolavori.
Marco Gasparini ha sellato diversi vincitori di una corsa della quale conosce ogni segreto, tanto da riuscire in un avvicinamento perfetto. Derviscio, autore di un fantastico bis all'Ardenza, è uno dei cavalli laureati della Coppa usciti dalle scuderie del trainer milanese di stanza a San Rossore. Pronto ad arricchire il suo palmarés in quella magica domenica d'agosto che più di ogni altra ci fa amare le corse dei cavalli, perché non c'è attesa più magica di quella di ritrovare al tondino i purosangue della Coppa del Mare. Perché questa non è una corsa come le altre. È qualcosa di diverso da tutte. Lo si respira alla vigilia, lo si percepisce al tondino, negli sguardi concentrati dei jockey che ascoltano gli ordini degli allenatori e nella gioia del pubblico di essere partecipi dell'evento. La magia della sfilata con un tourbillon di colori, i mantelli, le giubbe, sul verde smeraldo. L'attesa alle gabbie poi quel "partiti". È partita la Coppa del Mare. Si va, si galoppa verso il sogno, quello di una meravigliosa corsa di cavalli che appaghi l'occhio e il gusto dell'esteta. È la Coppa del Mare, la bellezza dipinta su un tappeto verde, con sopra i cavalli, che stanno sotto le stelle.


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